
"Mi hanno scelta le donne, sfido undici maschi"
Mi hanno scelta le donne, sfido undici maschi"
Una lista esclusivamente al femminile che punta, provocatoriamente, a "vincere al primo turno". "Amministriamo già in famiglia", dice la Tedde, "siamo pronte per guidare la città". I valori guida? "Laicità e antifascismo, senza compromessi"
di Francesco Saverio Intorcia
Giuseppina Tedde, perché ha scelto di candidarsi?
“Non ho deciso io: mi hanno scelto le donne di Bologna. E’ un progetto a cui lavoravamo da tempo: la maggior parte delle scelte politiche che ci riguardano arriva dagli uomini, nessuno ci chiede il nostro pensiero. Per questo abbiamo deciso di portare dentro alle istituzioni la nostra esperienza”.
Potere alle donne, insomma.
“Siamo abituate ad amministrare i bilanci familiari, possiamo amministrare anche quelli della città. Abbiamo il senso di responsabilità per gestire il denaro pubblico nell’interesse della collettività, con oculatezza e senza privilegi. La pubblica amministrazione non sempre ne è esente”.
Dovrà sfidare undici uomini, un’intera squadra di calcio. Si chiede perché lei è l’unica donna?
“Chiedetelo agli altri. Vi sembra normale che solo i maschi si candidino a rappresentare una società intera? I tempi sono maturi per una candidatura femminile, possiamo fare da noi. Abbiamo rotto un tabù, è già una vittoria”.
Scusi, ma le istanze rosa non sono portate adeguatamente da Pdl e Pd?
“Non avendo mai militato in questi due partiti, non giudico. Di sicuro i dodici candidati confermano il fallimento del modello bipartitico. Non tutto può risolversi all’interno di due entità. Restano fuori troppe cose. E la questione femminile è fra queste”.
Quanti voti pensa di prendere?
“Non ci siamo posti il problema. Era fondamentale dire che le donne in questa città ci sono, nonostante la forte emarginazione: esistiamo, è già una vittoria. Poi, in concreto, ci conteremo il 6 e il 7 giugno”.
E al ballottaggio chi appoggerete?
“Vinceremo al primo turno”.
Lo dicono tutti. Ma la corsa è a tre: Delbono, Guazzaloca, Cazzola.
“I media tendono a cancellare i candidati che considerano minori. E’ un problema democratico che riguarda non solo Bologna ma tutto il Paese. Non viene garantita l’autonomia dei giornalisti, spesso costretti ad agire in un certo modo per mantenere il posto di lavoro. L’attacco alla democrazia parte anche da certi silenzi”.
Ha già pronta la lista? Dà per scontato di raccogliere le firme necessarie?
“E’ pronta e sicuramente sarà presentata. Ci sono 46 donne, tante altre sono rimaste fuori. Sono precarie, insegnanti, assistenti sanitarie, libere professioniste, docenti universitarie in pensione. Si va da ragazze molto giovani a donne di una certa età, a conferma di un legame profondo e radicato della questione donna sul territorio bolognese”.
Per Rifondazione Comunista siete una riserva indiana.
“Non siamo una riserva, parliamo ad una città intera. Al tavolo di lavoro che sviluppa il programma si siedono anche molti uomini, che ci sostengono senza candidarsi. Ci dicono: andate avanti voi, avete competenza e capacità”.
A proposito di Rifondazione, cosa farà alla fine?
“Non lo so, ci sono autorevoli esponenti del partito, bisognerà chiederlo a loro. Io non ho rinnovato neanche la tessera, sono uscita dal Prc dopo 14 anni vissuti comunque intensamente e che rivendico pienamente, anche se ora è una storia chiusa”.
Si è sentita scaricata dal partito quando si è dimessa da assessore?
“Mi sono subito assunta le mie responsabilità per le dimissioni, che non erano concordate. E’ stata una scelta fatta in autonomia, per tutelare la dignità politica e personale. Ho ripreso il mio lavoro all’Ausl e il mio percorso politico, fuori da Rifondazione. In quel momento dissi che avrei continuato a lavorare per le donne. Ho mantenuto la promessa”.
Ora corre da sola, ma fino a pochi mesi fa lei era in giunta con la Draghetti. C’era una volta l’Unione.
“Non rinnego nulla dei quattro anni da assessore provinciale. Ho capito molte cose, dall’interno. E’ venuta meno l’autonomia istituzionale, quando la presidente, capo di una coalizione e di una giunta, ha sottoscritto un comunicato politico insieme al suo segretario di partito. Ognuno di noi aveva la sua appartenenza, ma l’aveva sempre lasciata da parte. Le istituzioni vengono prima. Per me”.
E ora Tedde dove si colloca?
“Non mi colloco io. Siamo noi che ci collochiamo in un’area che non può abdicare alla laicità e all’antifascismo. Non nasciamo oggi, ma abbiamo tutte percorsi che vengono da lontano, soprattutto nella difesa delle donne”.
Lei e Monteventi: candidati di sinistra ma con liste civiche. E se uniste le forze?
“Noi abbiamo la nostra lista”.
Mettiamo che glielo propongano.
“Abbiamo la lista, la nostra”.
Dicono abbiate discusso se inserire o meno la parola “lesbiche” sul simbolo.
“Boutade giornalistica. Mai discusso per questo”.
Non teme di essere travolta dal voto utile, com’è successo all’Arcobaleno?
“Stavolta il discorso non funziona. Ci sono tante liste, le coalizioni devono interrogarsi sul perché. Gli accordi al tavolo non danno risultato, bisogna riscoprire le pratiche politiche”.
Di nuovo: appoggerà Delbono al secondo turno?
“Andiamo al primo turno e vinciamo. Al secondo, semmai, ne riparleremo”.
http://www.lastefani.it/settimanale/article.php?directory=090402&block=1&id=2
Mi hanno scelta le donne, sfido undici maschi"
Una lista esclusivamente al femminile che punta, provocatoriamente, a "vincere al primo turno". "Amministriamo già in famiglia", dice la Tedde, "siamo pronte per guidare la città". I valori guida? "Laicità e antifascismo, senza compromessi"
di Francesco Saverio Intorcia
Giuseppina Tedde, perché ha scelto di candidarsi?
“Non ho deciso io: mi hanno scelto le donne di Bologna. E’ un progetto a cui lavoravamo da tempo: la maggior parte delle scelte politiche che ci riguardano arriva dagli uomini, nessuno ci chiede il nostro pensiero. Per questo abbiamo deciso di portare dentro alle istituzioni la nostra esperienza”.
Potere alle donne, insomma.
“Siamo abituate ad amministrare i bilanci familiari, possiamo amministrare anche quelli della città. Abbiamo il senso di responsabilità per gestire il denaro pubblico nell’interesse della collettività, con oculatezza e senza privilegi. La pubblica amministrazione non sempre ne è esente”.
Dovrà sfidare undici uomini, un’intera squadra di calcio. Si chiede perché lei è l’unica donna?
“Chiedetelo agli altri. Vi sembra normale che solo i maschi si candidino a rappresentare una società intera? I tempi sono maturi per una candidatura femminile, possiamo fare da noi. Abbiamo rotto un tabù, è già una vittoria”.
Scusi, ma le istanze rosa non sono portate adeguatamente da Pdl e Pd?
“Non avendo mai militato in questi due partiti, non giudico. Di sicuro i dodici candidati confermano il fallimento del modello bipartitico. Non tutto può risolversi all’interno di due entità. Restano fuori troppe cose. E la questione femminile è fra queste”.
Quanti voti pensa di prendere?
“Non ci siamo posti il problema. Era fondamentale dire che le donne in questa città ci sono, nonostante la forte emarginazione: esistiamo, è già una vittoria. Poi, in concreto, ci conteremo il 6 e il 7 giugno”.
E al ballottaggio chi appoggerete?
“Vinceremo al primo turno”.
Lo dicono tutti. Ma la corsa è a tre: Delbono, Guazzaloca, Cazzola.
“I media tendono a cancellare i candidati che considerano minori. E’ un problema democratico che riguarda non solo Bologna ma tutto il Paese. Non viene garantita l’autonomia dei giornalisti, spesso costretti ad agire in un certo modo per mantenere il posto di lavoro. L’attacco alla democrazia parte anche da certi silenzi”.
Ha già pronta la lista? Dà per scontato di raccogliere le firme necessarie?
“E’ pronta e sicuramente sarà presentata. Ci sono 46 donne, tante altre sono rimaste fuori. Sono precarie, insegnanti, assistenti sanitarie, libere professioniste, docenti universitarie in pensione. Si va da ragazze molto giovani a donne di una certa età, a conferma di un legame profondo e radicato della questione donna sul territorio bolognese”.
Per Rifondazione Comunista siete una riserva indiana.
“Non siamo una riserva, parliamo ad una città intera. Al tavolo di lavoro che sviluppa il programma si siedono anche molti uomini, che ci sostengono senza candidarsi. Ci dicono: andate avanti voi, avete competenza e capacità”.
A proposito di Rifondazione, cosa farà alla fine?
“Non lo so, ci sono autorevoli esponenti del partito, bisognerà chiederlo a loro. Io non ho rinnovato neanche la tessera, sono uscita dal Prc dopo 14 anni vissuti comunque intensamente e che rivendico pienamente, anche se ora è una storia chiusa”.
Si è sentita scaricata dal partito quando si è dimessa da assessore?
“Mi sono subito assunta le mie responsabilità per le dimissioni, che non erano concordate. E’ stata una scelta fatta in autonomia, per tutelare la dignità politica e personale. Ho ripreso il mio lavoro all’Ausl e il mio percorso politico, fuori da Rifondazione. In quel momento dissi che avrei continuato a lavorare per le donne. Ho mantenuto la promessa”.
Ora corre da sola, ma fino a pochi mesi fa lei era in giunta con la Draghetti. C’era una volta l’Unione.
“Non rinnego nulla dei quattro anni da assessore provinciale. Ho capito molte cose, dall’interno. E’ venuta meno l’autonomia istituzionale, quando la presidente, capo di una coalizione e di una giunta, ha sottoscritto un comunicato politico insieme al suo segretario di partito. Ognuno di noi aveva la sua appartenenza, ma l’aveva sempre lasciata da parte. Le istituzioni vengono prima. Per me”.
E ora Tedde dove si colloca?
“Non mi colloco io. Siamo noi che ci collochiamo in un’area che non può abdicare alla laicità e all’antifascismo. Non nasciamo oggi, ma abbiamo tutte percorsi che vengono da lontano, soprattutto nella difesa delle donne”.
Lei e Monteventi: candidati di sinistra ma con liste civiche. E se uniste le forze?
“Noi abbiamo la nostra lista”.
Mettiamo che glielo propongano.
“Abbiamo la lista, la nostra”.
Dicono abbiate discusso se inserire o meno la parola “lesbiche” sul simbolo.
“Boutade giornalistica. Mai discusso per questo”.
Non teme di essere travolta dal voto utile, com’è successo all’Arcobaleno?
“Stavolta il discorso non funziona. Ci sono tante liste, le coalizioni devono interrogarsi sul perché. Gli accordi al tavolo non danno risultato, bisogna riscoprire le pratiche politiche”.
Di nuovo: appoggerà Delbono al secondo turno?
“Andiamo al primo turno e vinciamo. Al secondo, semmai, ne riparleremo”.
http://www.lastefani.it/settimanale/article.php?directory=090402&block=1&id=2


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