Di etnia Maori, Tocker e la sua chitarra erano estremamente popolari nella comunità lgbt. Oltre a partecipare agli eventi politici e culturali lgbt, Tocker - da sempre aperta sulla sua sessualità - era apparsa più volte in televisione e nel 2008 aveva ricevuto il Member of the New Zealand Order of Merit . Ha scritto oltre 600 canzoni. E' stata commemorata con un minuto di silenzio dal parlamento neozelandese.
domenica 27 aprile 2008
Museo lesbico di Auckland, Nuova Zelanda
Di etnia Maori, Tocker e la sua chitarra erano estremamente popolari nella comunità lgbt. Oltre a partecipare agli eventi politici e culturali lgbt, Tocker - da sempre aperta sulla sua sessualità - era apparsa più volte in televisione e nel 2008 aveva ricevuto il Member of the New Zealand Order of Merit . Ha scritto oltre 600 canzoni. E' stata commemorata con un minuto di silenzio dal parlamento neozelandese.
Pride di Riga - Lettonia > recintati per il loro bene
detto: "Anche se i rischi per la sicurezza sono reali e significativi, il consiglio municipale deve fare tutto quello che può per trovare una soluzione per la marcia che soddisfi sia gli organizzatori che la polizia. E' assurdo che il governo abbia affidato il compito di promuovere la tolleranza nella società a un ministro che rappresenta il partito politico più intollerante della Lettonia. Crediamo che questa strategia sia pericolosa, perché divide la società, incoraggia varie manifestazioni di
odio e, in ultima analisi, crea ancora maggiore sfiducia nelle strutture politiche e di governo del paese".
L'omosessualità in Lettonia durante il periodo sovietico era considerata un reato e una malattia mentale. Nel 1992, subito dopo l'indipendenza dall'Urss, è stata decriminalizzata. Il mese scorso il sindaco di Riga ha rifiutato di partecipare ad una campagna di sostegno per la libertà di assemblea e di espressione delle persone lgbt, dissociandosi dai diciannove paesi europei che hanno aderito all'iniziativa.
Spagna la giornata della "visibilità lesbica"
scopo della manifestazione è "occupare lo spazio pubblico non come presunte eterosessuali ma in quanto lesbiche, aiutando le donne che ancora vivono una doppia vita ad assumere la loro scelta di vita essendone fiere".
venerdì 25 aprile 2008
mercoledì 9 aprile 2008
venerdì 4 aprile 2008
Lesbiche e biliardo
colpi sono stati loro necessari per fare biglia con la palla. Alla maggioranza delle donne sono serviti quattro colpi dopo il break iniziale, mentre gli uomini in media hanno avuto bisogno di due colpi e le lesbiche di un solo colpo. "C'è stato un notevole aumento nella capacità di fare biglia quando una lesbica stava al tavolo di biliardo. Gli esami del cervello non facevano parte dell'esperimento, ma è ovvio che le lesbiche hanno speciali centri del cervello che sono più attivi. Questo dovrebbe facilitare loro il parcheggio, gli sport, ed altri compiti. Può spiegare perché ci sono tante brave giocatrici di football." Il dr. Lapoi si è spinto sino a dire che, dato questo vantaggio, nelle competizioni alle lesbiche dovrebbero essere imposti degli "handicap".
La prossima ricerca di Lapoi esaminerà le corde vocali degli uomini gay per scoprire perché tanti di essi sono naturalmente dei buoni cantanti.
domenica 30 marzo 2008
Buon complenno Jane Rule

Un ricordo di Jane Rule (28 marzo 1931 - 27 novembre 2007) è in:
http://www.fuoricampo.net/jane_rule/index.html
giovedì 6 marzo 2008
8 marzo: il mito delle origini (e del centenario)
Una certa confusione regna da decenni intorno alle origini dell'8 marzo: se in Francia la data “simbolo” è l'8 marzo 1857 (in ricordo dello sciopero di centinaia operaie tessili a New York duramente represso dalla polizia) in Italia il mito ruota intorno al 1908 quando, ci viene raccontato, un incendio divampò in un opificio degli Stati Uniti causando la morte di un centinaio di operaie. Queste date (e gli avvenimenti ai quali si riferiscono) si sono rivelati però ad un attento studio delle fonti drammaticamente false e l'unica certezza sembra essere il fatto che questa confusione è stata da sempre adoperata sia in termini “strumentali” che per delegittimare il movimento femminista e la sua storia.
Emblematico mi sembra lo scambio di lettere pubblicate lo scorso anno (precisamente il 17 e il 31 marzo 2007) su Tuttolibri, supplemento de La Stampa, nella rubrica La posta di Carlo Fruttero, scambio che vede coinvolti alcuni lettori, lo stesso Fruttero ed infine Tilde Capomazza, co-autrice con Marisa Ombra del libro “8 marzo. Storie, miti, riti della giornata internazionale della donna” (1987, ristampa ed. Utopia, 1991).
Il 17 marzo sotto il titolo di “L'8 marzo un falso storico?”, viene pubblicata la lettera di un lettore di Genova che chiede a Fruttero conferma del tragico incendio avvenuto in un opificio di Chicago nel 1908 e in cui morirono 127 operaie, evento considerato da molt*, (almeno in Italia) all' origine della “festa delle donne” e messo in dubbio, durante una cena, da un amico. Fruttero risponde “ ... Ho anch'io un vago ricordo di aver letto su una rivista o in un libro qualcosa di 'negazionistico' in merito a quell'incendio, ma non saprei rimandarla a una fonte sicura. Ho addirittura il sospetto che della cosa, cioé del falso storico, siano ben coscienti i circoli femministi più spregiudicati, cui poco importa della verità, immagino: se l'incendio e le 127 torce umane 'funzionano' per la causa, lasciamole tranquillamente bruciare nella leggenda ...”.
Il sabato successivo la discussione continua. Sotto il titolo generale di “Fiction femminista” quattro lettere, ognuna con un titoletto. Nella prima “L'allibito” (un lettore di Brescia) rimprovera a Fruttero “ ... la noia e fastidio con cui lei risponde (anzi, non risponde) alla richiesta del lettore [...] Un minimo di umiltà e di rispetto (e perché no, anche di professionalità) le avrebbe consentito di leggere in Wikipedia i documenti che le allego, nei quali c'è la fotografia dell'edificio bruciato a New York il 25 marzo 1911, che causò la morte di 146 persone, per la maggior parte giovani operaie ...”[2].
“Il buon samaritano” (un lettore di Brescia) segnala il libro di Vittorio Messori (Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana, ed. Paoline, 1992) che al paragrafo Una 'festa' inventata (p. 55) afferma che “la storia, pur commovente, è falsa”[3].
La terza lettera con il titoletto di “La storica inviperita” è quella di Tilde Capomazza che ricordando il volume da lei scritto con Marisa Ombra scrive che “ ... E' un libro di ben 167 pagine ... che scatenò “scandalo” sulla stampa di tutte le correnti per aver corretto la versione accreditata delle origini la quale recitava: 'Nel 1910 Clara Zetkin istituì la giornata internazionale della donna per ricordare la morte di 129 persone in un incendio a Chicago nel 1908 '...Il libro è da tempo esaurito altrimenti lo manderei al suo lettore (Palumbo), il quale da uomo sensibile si pone almeno delle domande ... Non lo manderei a lei perché sono certa che non lo leggerebbe. Peccato però che un uomo di cultura e di successo come lei abbia dato quella risposta”.
Nell'ultima lettera L'Insensibile (lo stesso Fruttero) conclude: “...sarò anche insensibile ma resto comunque confuso. Ci fu davvero l'incendio? E dove? A New York o a Chicago? Nel 1908 o nel 1911? E quante furono le vittime, 129 o 146?”.
A differenza dell'insensibile (e paternalista) Fruttero, la CGIL sembra non avere dubbi. Nella pagina dedicata alla Festa internazionale della donna del loro sito possiamo leggere testualmente: “L'8 marzo ha radici lontane. Nasce dal movimento internazionale socialista delle donne. Era il 1907: Clara Zetkin [...] organizza con Rosa Luxemburg [...] la prima conferenza internazionale della donna. Ma la data simbolo è legata all'incendio divampato in un opificio (Cottons) di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operai tessili che morirono bruciate vive. Nel 1910 a Copenaghen, in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna si propone l'istituzione di una Giornata internazionale della donna, anche in ricordo dei fatti di Chicago”, affermazione che accredita in pieno la falsa versione dell'evento contestata da Capomazza ed Ombra nel loro già citato “8 marzo. Storie, miti, riti della giornata internazionale della donna”.
Ed è sulla scorta di questo libro e di quello di Mirco Volpedo “8 marzo” (ed. Erga, 2006) che Donne e Rivoluzione fornisce - in Viva l'8 marzo di lotta femminile, proletaria e rivoluzionaria! -, una ricostruzione delle origini dell'8 marzo dove si afferma che la “vera e propria ricorrenza dell’8 marzo nasce ufficialmente per ricordare la prima manifestazione delle operaie di Vyborg (Pietrogrado) dell’8 marzo 1917 [23 febbraio del calendario russo, NdC] che diede l’avvio alla rivoluzione di febbraio: nel giugno del 1921 la Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste, che si tenne a Mosca nell’ambito della Terza Internazionale, adottò formalmente quella data come “Giornata Internazionale dell’Operaia”.
“Viva l'8 marzo” tenta però anche di tenere insieme le varie date “simbolo”: lo sciopero duramente represso dalla polizia delle operaie tessili nel 1857 a New York; la prima Giornata nazionale delle donne celebrata negli Stati Uniti il 28 febbraio del 1909 [4]; il lungo sciopero portato avanti nello stesso anno a New York dalle operaie tessili della Triangle Shirtwaist Company; la proposta delle delegate tedesche (Zetkin in testa) in occasione della Seconda conferenza delle donne dell'Internazionale (tenutasi a Copenaghen il 29 agosto del 1910) di istituire una Giornata Internazionale della donna che fu di fatto celebrata per la prima volta in Europa l'anno successivo, il 19 marzo 1911; la decisione delle americane, a partire dal 1913, di far coincidere la loro Giornata nazionale delle donne con quella europea.
In questa ricostruzione vi è anche spazio per il famoso incendio a New York, che viene posticipato di qualche anno (troppo tardi quindi per essere all'origine della “Festa della donna”...
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Cynthia Nixon
L'attrice di "Sex and the City" (Miranda) Cynthia Nixon, che sinora era sempre stata molto discreta rispetto alla sua relazione lesbica, rifiutandosi di rilasciare interviste sull'argomento, è passata all'azione. Si tratta di un "effetto Jodie Foster"? Comunque sia, per la prima volta Nixon si è pubblicamente "sbottonata" sul suo rapporto con la pedagoga Christine Marinoni, con la quale vive dal 2003. Nello stesso anno Nixon si era separata dal padre dei suoi due figli. Adesso dice: "E' un rapporto fantastico. Sono innamorata di Christine perché lei è lei." E racconta che anche i suoi figli, Samantha di 11 anni e Charles di 8, non hanno problemi: "L'hanno presa bene. Del resto mio figlio era molto piccolo, e mia figlia aveva già uno zio gay e due madrine lesbiche".
Lesbica Maori eletta parlamentare
dall'orientamento sessuale, dall'età e dalla fede religiosa". Wall ha aggiunto di essere responsabilmente consapevole del fatto che i politici sono "in una posizione di potere per prendere decisioni informate e valide per il beneficio di tutti, che proteggano i diritti dei membri più vulnerabili della società".
mercoledì 5 marzo 2008
Corea lesbica
Choi nel 2004 ha divorziato e ha fatto il suo "coming out", impegnandosi poi come presidente della commissione per le minoranze sessuali del Democratic Labor Party (DLP). Si presenterà alle elezioni a Jongno, distretto di Seoul, formando un partito che si chiama "New Progressive Party.''
In una conferenza stampa ha detto: "Qualcuno si chiede se una lesbica divorziata è qualificata come parlamentare. Io penso che solo chi fa parte di una minoranza può lavorare per le minoranze e rappresentarle adeguatamente". Nel suo programma elettorale ci sono anche impegni per il miglioramento della condizione delle donne e la lotta per sbarazzare il paese dai politici corrotti. Choi è la prima candidata nella Corea del Sud che ha apertamente riconosciuto la sua scelta lesbica, azione che sinora nessun gay ha fatto.
martedì 26 febbraio 2008
8 MARZO >Tra la festa, il rito e il silenzio noi scegliamo la lotta!
Il 23 e 24 febbraio in più di 400, femministe e lesbiche, ci siamo incontrate a Roma per dare un seguito al percorso nazionale iniziato con la manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile sulle donne.
Abbiamo discusso insieme delle strategie di resistenza e trasformazione del mondo che abitiamo e delle pratiche che intendiamo agire per fermare la violenza maschile che si manifesta in varie forme: quella che avviene in famiglia, quella delle istituzioni e delle leggi che espropriano e controllano i nostri corpi, del sistema economico che precarizza le nostre esistenze, della cultura e della formazione che ci educa alla passività e alla subalternità, dell'eterosistema che costringe i nostri desideri e le nostre relazioni all'interno del modello unico dell'eterosessualità.
Abbiamo discusso di spazio pubblico, della sua presunta neutralità e della necessità di riappropriarci di tutti gli spazi con la nostra pratica collettiva e autodeterminata.
Abbiamo parlato dell'accesso e della riappropriazione da parte delle donne delle tecnologia e dei mezzi di comunicazione, tramite l'utilizzo del free-software.
Abbiamo parlato di razzismo, cercando di partire da noi per esplorare la complessità del rapporto con l'altra, anche alla luce dei nostri privilegi, sottolineando che non possiamo dirci autodeterminate se a tutte, e quindi anche alle donne migranti, non vengono garantiti quei diritti che rivendichiamo e riteniamo minimi per la nostra esistenza.
Il sommovimento femminista e lesbico ha espresso la necessità di altri momenti di confronto e discussione, nonchè di proseguire il percorso comune facendo vivere le nostre elaborazioni negli prossimi appuntamenti che verranno costruiti:
• un presidio il 4 marzo sotto il Tribunale di Bologna per un processo per stupro;
• un presidio il 5 marzo sotto la sede della Corte di cassazione a Roma per solidarietà alle donne che hanno denunciato per stupro un medico anestesista;
• presidio il 18 marzo a Perugia, sotto il tribunale dove si terrà l'udienza preliminare per l'uccisione di Barbara Cicioni da parte del marito;
• una manifestazione nazionale a maggio in una città del sud contro la violenza maschile nelle sue varie forme;
• due giorni di discussione nazionale forse nel mese di giugno;
• una campagna nazionale per l'autodeterminazione e la libertà delle donne e delle lesbiche che si articolerà attraverso le proposte discusse dai vari gruppi tematici e l'assemblea ha accolto la campagna "Obiettiamo gli obiettori", che ogni territorio sceglierà poi di articolare eventualmente come vuole.
• un 8 marzo autorganizzato da femministe e lesbiche a livello territoriale che rilanci la lotta per l'autodeterminazione, manifestando con lo striscione comune:
«Tra la festa, il rito e il silenzio noi scegliamo la lotta!».
Assemblea nazionale di femministe e lesbiche
venerdì 22 febbraio 2008
OBIETTIAMO AGLI OBIETTORI!!!
Di fronte agli attacchi sempre più pesanti all'autodeterminazione delle donne non si può più rispondere semplicemente invocando la difesa della 194.
Le scellerate dichiarazioni degli antiabortisti in queste ultime settimane rendono ancor più evidente il potere sulla sfera della riproduzione (e, più in generale, su quella della salute) che la classe medica può esercitare, coadiuvata anche dall'articolo 9 della legge 194 che prevede per il personale sanitario la possibilità dell'obiezione di coscienza possibilità contemplata unicamente rispetto all'interruzione di gravidanza: in nessun altro ambito medico né in altra professione vale questa opzione.
Per riaffermare con efficacia il nostro diritto di autodeterminazione dovremmo, quindi, ripartire proprio dal nodo dell'obiezione di coscienza, da questa "opzione", riconosciuta per legge, secondo cui alle scelte e ai problemi di sofferenza delle donne (perché abortire è una scelta sofferta) il personale medico-sanitario può anteporre i suoi "problemi di coscienza", la sua visione della vita in poche parole, in nome della propria "coscienza" può opprimere il soggetto a cui deve assistenza.
Gli effetti di ciò sono sotto gli occhi di tutte: oggi abortire è diventato quasi impossibile e le donne stanno ritornando a pratiche clandestine per l'interruzione di gravidanza; l'arroganza degli obiettori è immensa, e nei reparti il personale che non vuole adeguarsi ai diktat dei primari obiettori ha vita dura; perfino l'accesso alle scuole di specializzazione in ostetricia e ginecologia è sempre più vincolato all'"atto di fede" dell'obiezione di coscienza. Chi si adegua ha una strada privilegiata per far carriera; chi invece non obietta è costretta/o a impiegare la maggior parte del proprio tempo a praticare aborti per sopperire alla scarsità di personale non obiettore. Per non parlare, poi, della cospicua fetta di finanziamenti pubblici destinata agli ospedali cattolici in cui non è riconosciuta la possibilità dell'interruzione di gravidanza.
Se una cattiva legge permette, attraverso l'obiezione, di calpestare i diritti individuali, anche le/i cittadine/i hanno diritto di sapere chi sono coloro che le/i curano e di scegliere da chi farsi curare: che fiducia si può avere in quel/la ginecologo/a che costringe a inutili sofferenze in nome delle proprie convinzioni morali, pensando di aver dei diritti sul corpo dell'altra?
Crediamo sia arrivato il momento non solo di rivendicare dei diritti ma anche di praticarli.
"Obiettiamo gli obiettori" significa che esercitiamo il diritto di scegliere da chi farci curare, pretendendo un rapporto di fiducia, trasparenza e assunzione di responsabilità con la persona a cui affidiamo la nostra salute. Significa, quindi, pretendere dalle Asl, dai Consultori e dagli Ospedali l'elenco del personale medico-sanitario che pratica l'obiezione di coscienza. Alle donne che intendono difendere e affermare il diritto all'autodeterminazione proponiamo di:
costituirci come soggetti politici che esigono la pubblicizzazione e l'affissione pubblica negli ospedali e nei consultori delle liste del personale sanitario che fa obiezione;
cominciare a raccogliere città per città, ospedale per ospedale, consultorio per consultorio tutte le informazioni che già si hanno, facendo una prima lista dei nominativi che si posseggono
promuovere il boicottaggio in toto di tutti i reparti e di tutte le prestazioni (analisi del sangue, visite, ecc) degli ospedali in cui ci sono più obiettori;
creare un sito dedicato a questo dove raccogliere informazioni.
Sappiamo bene che in nome di "sacri principi" vengono compiuti i più grandi crimini della storia, la violazione dei più elementari diritti umani. Hannah Arendt ci ha insegnato che "Il male appare banale e proprio per questo ancora più terribile: perché i suoi più o meno consapevoli servitori, altro non sono che dei piccoli, grigi burocrati, simili in tutto e per tutto al nostro vicino di casa".
Difendere la nostra autodeterminazione dai "burocrati del male" significa diventare protagoniste nell'esercizio e la difesa dei nostri diritti. Smantellare il sistema che si è creato intorno all'obiezione di coscienza, significa smantellare un sistema che alimenta e legittima gran parte degli attacchi contro l'autodeterminazione dei nostri corpi e delle nostre vite. Sta a noi donne determinare un grande risveglio prendendo coscienza della vastità dell'abuso subito e impedire che si ripeta, rimpadronendoci di un sapere e di pratiche che ci mettano in grado di opporci agli abusi e di chiederne conto.



