Firma contro il lager in Manduria

mercoledì 24 giugno 2009

Libro di Nicoletta Poidimani - Difendere la “razza”. Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini

SABATO 27 GIUGNO ORE 15.00

In occasione dell'uscita del volume di Nicoletta Poidimani Difendere la “razza”.
Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini
(ed. Sensibili alle Foglie, 2009)
leggi > Indice
leggi > Premessa

Una riflessione sul riattivarsi odierno di nuovi stereotipi razzisti e sessisti a partire dalle analisi delle politiche sessuali e razziali applicate dal regime fascista nelle sue colonie africane
(a cura del Seminario itinerante antisessista e antirazzista)

Intervengono: Nicoletta Poidimani (autrice di Difendere la "razza"), Najat Achak (Coordinamento migranti Bologna), Kaha Mohamed Aden (scrittrice)


Introducono: Liliana Ellena e Vincenza Perilli


Al termine dell'incontro proiezione del documentario di Chiara Ronchini e Lucia Squeglia > GOOD MORNING ABISSINIA

CENTRO INTERCULTURALE ZONARELLI
via Sacco 14 - Bologna

Promuovono:
Ass. Sopra i ponti, Anpi Bolognina, Centro Zonarelli, Laboratorio femminista Kebedech Seyoum

mercoledì 3 giugno 2009

Concerto > Festa > Vota la sindaca! Chiusura campagna elettorale Altra Città


Concerto
5 GIUGNO 2009
dalle 21.00

GIARDINI
MARGHERITA
(PIAZZALE JACCHIA)


si avvicenderanno
sul palco per una jam session >


Valeria Vaglio
Bonnie's Band
Groove City and Friends
Special Guest: Irene Robbins





ALTRA CITTA'
vi invita alla chiusura della sua campagna elettorale
per GIUSEPPINA TEDDE sindaca di Bologna

il 6/7 giugno vota una donna!

...nella preferenza
per il consiglio comunale
scrivi

MASSA

sabato 9 maggio 2009

Taiwan, le donne sulla fecondazione assistita

A Taiwan, alla vigilia della giornata della madre, l'associazione di donne Awakening Foundation con sede a Taipei, per bocca della sua presidente Chen Chao-ju, ha chiesto al governo di eliminare le restrizioni alla fecondazione medicalmente assistita per le donne singole e per le lesbiche, allo scopo di garantire loro il diritto alla maternità. Chen Chao-ju ha anche sottolineato che le attuali restrizioni che negano l'accesso alle tecnologie di riproduzione assistita e l'adozione di bambini alle persone singole, alle lesbiche e agli omosessuali sono discriminatorie nei confronti di questi gruppi sociali, affermando: "Le famiglie formate da coppie eterosessuali legalmente sposate non sono l'unico tipo di famiglia idonea a allevare bambini. Anzi, in realtà, molte di queste coppie sposate sono genitori non qualificati". Chen ha aggiunto che la restrittività delle leggi vigenti a Taiwan ha costretto anche molte celebrità locali, come Pauline Lan e Pai Ping-ping, ad andare all'estero per diventare madri. All'appello della Awakening Foundation si è anche aggiunta l'associazione lesbica Taiwan LesHand, la cui vicepresidente Hsia-yi ha detto che molte donne della sua associazione aspirano alla maternità e hanno cercato di adottare bambini, ma le loro richieste sono state respinte dagli assistenti sociali e dai tribunali in ogni occasione, in quanto non fanno parte di un matrimonio eterosessuale.

domenica 5 aprile 2009

Giuseppina Tedde candidata sindaco "Mi hanno scelta le donne, sfido undici maschi"


"Mi hanno scelta le donne, sfido undici maschi"

Mi hanno scelta le donne, sfido undici maschi"
Una lista esclusivamente al femminile che punta, provocatoriamente, a "vincere al primo turno". "Amministriamo già in famiglia", dice la Tedde, "siamo pronte per guidare la città". I valori guida? "Laicità e antifascismo, senza compromessi"
di Francesco Saverio Intorcia


Giuseppina Tedde, perché ha scelto di candidarsi?
“Non ho deciso io: mi hanno scelto le donne di Bologna. E’ un progetto a cui lavoravamo da tempo: la maggior parte delle scelte politiche che ci riguardano arriva dagli uomini, nessuno ci chiede il nostro pensiero. Per questo abbiamo deciso di portare dentro alle istituzioni la nostra esperienza”.

Potere alle donne, insomma.
“Siamo abituate ad amministrare i bilanci familiari, possiamo amministrare anche quelli della città. Abbiamo il senso di responsabilità per gestire il denaro pubblico nell’interesse della collettività, con oculatezza e senza privilegi. La pubblica amministrazione non sempre ne è esente”.

Dovrà sfidare undici uomini, un’intera squadra di calcio. Si chiede perché lei è l’unica donna?
“Chiedetelo agli altri. Vi sembra normale che solo i maschi si candidino a rappresentare una società intera? I tempi sono maturi per una candidatura femminile, possiamo fare da noi. Abbiamo rotto un tabù, è già una vittoria”.

Scusi, ma le istanze rosa non sono portate adeguatamente da Pdl e Pd?
“Non avendo mai militato in questi due partiti, non giudico. Di sicuro i dodici candidati confermano il fallimento del modello bipartitico. Non tutto può risolversi all’interno di due entità. Restano fuori troppe cose. E la questione femminile è fra queste”.

Quanti voti pensa di prendere?
“Non ci siamo posti il problema. Era fondamentale dire che le donne in questa città ci sono, nonostante la forte emarginazione: esistiamo, è già una vittoria. Poi, in concreto, ci conteremo il 6 e il 7 giugno”.

E al ballottaggio chi appoggerete?
“Vinceremo al primo turno”.

Lo dicono tutti. Ma la corsa è a tre: Delbono, Guazzaloca, Cazzola.
“I media tendono a cancellare i candidati che considerano minori. E’ un problema democratico che riguarda non solo Bologna ma tutto il Paese. Non viene garantita l’autonomia dei giornalisti, spesso costretti ad agire in un certo modo per mantenere il posto di lavoro. L’attacco alla democrazia parte anche da certi silenzi”.


Ha già pronta la lista? Dà per scontato di raccogliere le firme necessarie?
“E’ pronta e sicuramente sarà presentata. Ci sono 46 donne, tante altre sono rimaste fuori. Sono precarie, insegnanti, assistenti sanitarie, libere professioniste, docenti universitarie in pensione. Si va da ragazze molto giovani a donne di una certa età, a conferma di un legame profondo e radicato della questione donna sul territorio bolognese”.

Per Rifondazione Comunista siete una riserva indiana.
“Non siamo una riserva, parliamo ad una città intera. Al tavolo di lavoro che sviluppa il programma si siedono anche molti uomini, che ci sostengono senza candidarsi. Ci dicono: andate avanti voi, avete competenza e capacità”.

A proposito di Rifondazione, cosa farà alla fine?
“Non lo so, ci sono autorevoli esponenti del partito, bisognerà chiederlo a loro. Io non ho rinnovato neanche la tessera, sono uscita dal Prc dopo 14 anni vissuti comunque intensamente e che rivendico pienamente, anche se ora è una storia chiusa”.

Si è sentita scaricata dal partito quando si è dimessa da assessore?
“Mi sono subito assunta le mie responsabilità per le dimissioni, che non erano concordate. E’ stata una scelta fatta in autonomia, per tutelare la dignità politica e personale. Ho ripreso il mio lavoro all’Ausl e il mio percorso politico, fuori da Rifondazione. In quel momento dissi che avrei continuato a lavorare per le donne. Ho mantenuto la promessa”.

Ora corre da sola, ma fino a pochi mesi fa lei era in giunta con la Draghetti. C’era una volta l’Unione.
“Non rinnego nulla dei quattro anni da assessore provinciale. Ho capito molte cose, dall’interno. E’ venuta meno l’autonomia istituzionale, quando la presidente, capo di una coalizione e di una giunta, ha sottoscritto un comunicato politico insieme al suo segretario di partito. Ognuno di noi aveva la sua appartenenza, ma l’aveva sempre lasciata da parte. Le istituzioni vengono prima. Per me”.

E ora Tedde dove si colloca?
“Non mi colloco io. Siamo noi che ci collochiamo in un’area che non può abdicare alla laicità e all’antifascismo. Non nasciamo oggi, ma abbiamo tutte percorsi che vengono da lontano, soprattutto nella difesa delle donne”.


Lei e Monteventi: candidati di sinistra ma con liste civiche. E se uniste le forze?
“Noi abbiamo la nostra lista”.

Mettiamo che glielo propongano.
“Abbiamo la lista, la nostra”.

Dicono abbiate discusso se inserire o meno la parola “lesbiche” sul simbolo.
“Boutade giornalistica. Mai discusso per questo”.

Non teme di essere travolta dal voto utile, com’è successo all’Arcobaleno?
“Stavolta il discorso non funziona. Ci sono tante liste, le coalizioni devono interrogarsi sul perché. Gli accordi al tavolo non danno risultato, bisogna riscoprire le pratiche politiche”.

Di nuovo: appoggerà Delbono al secondo turno?
“Andiamo al primo turno e vinciamo. Al secondo, semmai, ne riparleremo”.


http://www.lastefani.it/settimanale/article.php?directory=090402&block=1&id=2


mercoledì 1 aprile 2009

ALTRA CITTA' Lista Civica di Donne - Una sindaca a Bologna

martedì 10 marzo 2009

Bimba di 9 anni stuprata abortisce,l'arcivescovo scomunica i medici

Ovviamente la Chiesa, misogina, sessista e incubatrice di pedofili, non scomunica il padre stupratore!! La bambina? Per loro è solo un contenitore!!

In Brasile la madre di una bambina di 9 anni, stuprata in casa dal patrigno e incinta di due gemelli, dopo avere autorizzato l'aborto della figlia è stata scomunicata dall'arcivescovo cattolico José Cardoso Sobrinho, insieme al personale dell' ospedale di Pernambuco che lo ha praticato. La bambina da tre anni veniva violentata dal patrigno Jailton José Da Silva, insieme alla sua sorella maggiore di 14 anni, minorata mentale. La legge brasiliana permette l'aborto in caso di stupro o se la madre è in pericolo di vita.
Quando la piccola è rimasta incinta di due gemelli (pesa 36 chili, è alta 1 metro e 36), rientrando in entrambe le situazioni, i sanitari - la bambina era arrivata all'ospedale lamentando forti dolori al ventre, e l'ecografia che le era stata fatta aveva rivelato una gravidanza di quattro mesi - sono
intervenuti con farmaci che inducono l'aborto, come è legale in Brasile da 16 anni, dopo aver avuto l'autorizzazione della madre. Il giorno seguente è arrivata la scomunica dell'arcivescovo, che ha anche affermato: "La legge di Dio è superiore alla legge degli uomini. Quando una legge promulgata dai legislatori umani va contro la legge di Dio, perde ogni valore".
José Cardoso Sobrinho, arcivescovo di Olinda e Recife, 76 anni, docente di diritto canonico, fa parte dell'ala più conservatrice della chiesa cattolica latinoamericana. E' uno dei protagonisti dello scontro tra governo Lula e chiesa cattolica brasiliana, un conflitto inasprito dalla visita di Ratzinger nel 2007. Non ha avuto parole di condanna nei confronti del padre stupratore, che dopo essere stato arrestato si è difeso dichiarando che "è stata lei a prendere l'iniziativa". L'arcivescovo ha detto che non lo ha scomunicato per un preciso motivo: "Il suo peccato è abominevole ma non è compreso nella scomunica. Esistono tanti altri peccati gravi ma il più grave è l'aborto, l'eliminazione di una vita innocente".
La conferenza episcopale brasiliana ha organizzato una massiccia campagna contro l'aborto, creando una "lobby" parlamentare che sostiene una legge contro l'aborto anche in caso di stupro, e che vuole negare alle donne che hanno abortito dopo uno stupro assistenza medica pubblica e gratuita.

La Guyana perseguita le persone transgender.

Human Rights Watch, il Caribbean Forum for Liberation of Genders and Sexualities, Global Rights, la Guyana Rainbow Foundation, l' International Gay and Lesbian Human Rights
Commission, e la Society Against Sexual Orientation Discrimination hanno mandato una lettera congiunta al presidente della Guyana, Bharrat Jagdeo, chiedendo che il governo smetta di perseguitare le persone transgender.
L'ultimo episodio di persecuzione, avvenuto a febbraio, sono sette arresti a Georgetown, la capitale, effettuati per violazione della legge che criminalizza "gli uomini che si vestono da donna e le donne che si vestono da uomini". Le persone detenute sono state fatte spogliare e fotografate,
sottoposte ad abusi e a una perquisizione intima e poi fatte rivestire con gli abiti "giusti". Sono state tenute in isolamento, maltrattate e insultate, e non è stato permesso loro di parlare con un avvocato sino al processo.
Le associazioni per i diritti umani chiedono l'abolizione della legge 153 che criminalizza le persone che non si conformano nell'abbigliamento alle norme di genere, "una vecchia legge usata per violare le libertà fondamentali", e delle varie altre leggi che nella Guyana perseguitano ferocemente le persone lgbt. Fra queste, l'articolo 351 del codice penale, che punisce gli "atti indecenti" con pene fino a due anni di prigione; l'articolo 352 che criminalizza ogni "tentativo di commettere offese innaturali" con 10 anni di carcere; l'articolo 353, che condanna la prigione
a vita per "chiunque commetta sodomia".

lunedì 2 marzo 2009

Sarah Waters, "The Little Stranger"

Esce il 30 aprile il nuovo libro di Sarah Waters, "The Little Stranger", il quinto dopo la sua "trilogia vittoriana" ("Carezze di velluto", "Ladra", "Affinità) e dopo "Turno di notte". E' ambientato negli anni Quaranta, nella provincia rurale del Warwickshire. Il personaggio che dà inizio alla trama è un medico di campagna, il Dr. Faraday, chiamato per una visita a Hundreds Hall, una grande e decadente dimora vittoriana della famiglia Ayres che sembra posseduta dagli spettri del passato. Fra thrilling e gost story, l'intreccio "di atmosfera" riserva molte sorprese. Nessun personaggio lesbico in questo romanzo, come aveva anticipato la stessa Sarah Waters in una intervista al Times, dicendo che questa assenza - inedita nei suoi romanzi - dipende "solo dal modo in cui la storia è venuta fuori", promettendo però che nel suo prossimo libro tornerà alla tematica lesbica.

La suora indiana che fa tremare il Vaticano

La influente chiesa cattolica di Kerala, in India, è travolta da uno scandalo dopo l'altro. Dopo il recente arresto di una suora e di due preti per la morte di una monaca, Abhaya, definita "un caso infame", e dopo lo scandalo di un prete che ha "adottato" una ragazza di 26 anni a scopo di sfruttamento sessuale, l'autobiografia di Sorella Jesme è diventata un caso nazionale e sta vendendo migliaia di copie, mentre la chiesa tace imbarazzata. Nelle sue memorie, intitolate "Amen", Jesme, 52 anni, parla di abusi sessuali, corruzione e lotte di potere dentro e fuori i conventi in cui ha vissuto per oltre 30 anni. Insegnante di inglese e preside del collegio religioso di St Mary a Thrissur, Jesme ha lasciato la congregazione delle carmelitane nel 2008 dopo anni di "sofferenze e di lotte", proseguendo fuori dalle mura del convento la sua vita religiosa ('sanayas'). Scrivere questo libro per lei è stato "aprire una finestra per permettere alla luce di entrare nelle silenziose sofferenze di centinaia di donne". Dice: "Volevo una via di uscita dalle esperienze dal mio trauma. La società ha il diritto di sapere che cosa accade alle Sorelle. Solo una donna su mille denuncia le molestie che subisce: pensate alle suore, nessuna dice a voce alta la verità". Jesme si è trovata di fronte ad una durissima realtà sin da quando era novizia, e durante tutti i suoi studi. Poco tempo dopo il suo ingresso nel convento, un prete incaricato di guidare spiritualmente durante un ritiro fece proposte sessuali a due novizie. Quando Jesme affrontò il sacerdote chiedendo spiegazioni, le fu risposto di "sottomettersi alla disciplina che ci si aspetta da una suora". La sua autobiografia, "dedicata a Gesù", esplicita nei dettagli le "regole" dell'ordine religioso, fatto di repressione sessuale e insieme di molestie, e i suoi inutili tentativi di opporvisi, rivelando che per due volte le autorità religiose hanno cercato di attribuirle "problemi mentali" e di chiuderla in un centro di "riabilitazione". Jesme denuncia che i sacerdoti cercano di reprimere severamente gli eventuali rapporti lesbici tra le suore (tollerati in alcuni conventi dalle superiore solo come antidoto alle gravidanze), imponendo alle novizie di troncare ogni contatto con le loro compagne che dimostrano "un insolito interesse reciproco", mentre gli abusi da parte dei preti sono la normalità. Jesme stessa, durante un soggiorno di studi a Bangalore, venne affidata a un sacerdote descritto come "pio", e racconta: "Quando arrivai a Bangalore, il prete mi stava aspettando alla stazione. Mi abbracciò e mi portò nel suo presbiterio. Dopo colazione, mi condusse al Lalbagh, un parco botanico, e mi indicò varie coppie che amoreggiavano dietro agli alberi, facendomi un sermone sulla necessità dell'amore fisico e descrivendo gli affari illeciti che alcuni vescovi e preti avevano".

domenica 1 febbraio 2009

E' morta a Udine a 95 anni la partigiana Rosina Cantoni

E' morta a Udine a 95 anni Rosina Cantoni, nome di battaglia "Giulia", partigiana della divisione Garibaldi ed ex deportata nel lager nazista di Ravensbruck. Nata a Pasian di Prato (Udine) il 25 luglio 1913, personaggio simbolo della Resistenza friulana, fu operaia, sindacalista e militante del
Pci. Dopo aver fondato il giornale clandestino "La Donna Friulana", faceva la staffetta quando fu arrestata dai nazifascisti l'8 dicembre 1944 e, dopo un interrogatorio nel carcere di via Spalato a Udine (il verbale del suo interrogatorio è negli Archivi dell'Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, busta 1, fasc.), venne deportata in Germania nel gennaio 1945. Dopo un lungo e massacrante viaggio in un treno gelido insieme alle altre deportate, ha raccontato Rosina, "alla stazione siamo discese, poi, scese dal treno abbiamo fatto il viaggio a piedi, una camminata fino al campo di Ravensbruck; e siamo arrivati a questo grande portone, che si è
aperto, e si è aperta quella specie di inferno che c’era dentro". A Ravensbruck Rosina diventò il numero 97323, e venne marchiata con il triangolo rosso. Sopravvissuta alle atrocità del lager, venne poi trasferita a Abteroda, sottocampo di Buchenwald. Riusci' a fuggire nell'aprile 1945 a
Penig, durante una "marcia della morte", mentre gli americani avanzavano. "Un giorno ho rimuginato tutto il tempo, decido che non vado più avanti, così quella notte sono scappata con una compagna di Udine. Non ci vedeva nessuno, siamo andate di nascosto in una casa bombardata. Lì abbiamo trovato un'altra friulana e due belghe, madre e figlia ebree, e ci siamo fermate.
Abbiamo aspettato l'alba poi siamo uscite perché la guerra non era ancora finita. Abbiamo cercato un posto sicuro e siamo andate in un cimitero. Poi sono arrivati i Russi. La storia si è conclusa bene perché sono qui a raccontarla. Sono rientrata in Italia il 27 ottobre 1945, sempre in vagone bestiame, passando per il Brennero e facendo tappa a Pescantina. Poi siamo andate a Mestre e finalmente siamo riuscite a venire in Friuli."
Fino all'ultimo Rosina Cantoni, "Giulia", è stata una instancabile testimone nelle iniziative dedicate alla memoria, e ha fatto parte del consiglio nazionale dell'Aned.

Un' autobiografia raccontata da Rosina Cantoni si trova al sito:
http://www.carnialibera1944.it/partigiani/giulia.html
Per il verbale del suo interrogatorio dopo l'arresto:
http://beniculturali.ilc.cnr.it:8080/Isis/servlet/Isis?Conf=/usr/local/IsisGas/InsmliConf/Insmli.sys6.file&Obj=@Insmlie.pft&Opt=search&Field0=zzG01/00007%20*%20cts=d
Una sua testimonianza filmata si trova in:
http://www.testimonianzedailager.rai.it/testimoni/test_21.asp

venerdì 23 gennaio 2009

R/esistenze > Figure di lesbiche "scomode" durante il nazi/fascismo

Nella ricorrenza della Giornata della Memoria, Fuoricampo vi invita a due iniziative:
Martedì 27 Gennaio 2008

R/esistenze > Figure di lesbiche "scomode" durante il nazi/fascismo
Proiezione > Mostra > Incontro
Dalle ore 20.30 in poi >
Proiezione del film >
But I Was a Girl - The Story of Frieda Belinfante
Regia di Toni Boumans
Olanda 1999/2000
La storia coraggiosa di una direttrice d'orchestra "scomoda".
Di padre ebreo e di madre cristiana, Frieda fu la prima donna direttrice d'orchestra in Olanda. Dopo l'occupazione tedesca entrò nella Resistenza antifascista. In questo straordinario documento Frieda Belinfante ci parla dell'impatto dell'Olocausto sulla sua vita e della sua posizione di donna lesbica all'interno della Resistenza olandese.
Dopo la proiezione parleremo di altre r/esistenze lesbiche "scomode" tra cui:
Selma Lagerlöf, Léontine Sagan, Henny Schermann, Claire Waldoff, Christa Winsloe..e altre ancora.
Mostra fotografica >
"Le SS ci guardavano: per loro eravamo come degli scarafaggi"
Mostra fotografica sulle donne deportate a cura di Azione Gay e Lesbica Firenze.
Presentazione mostra > Graziella Bertozzo.
L’annullamento della personalità, il degrado dell’essere umano alla condizione di animale, la privazione della dignità: tutto nei campi di sterminio era finalizzato al raggiungimento di questo obiettivo. Il titolo di questa mostra, tratto dalla testimonianza di una donna sopravvissuta, rappresenta questa riduzione ad animale da distruggere, prima nell’intimo e poi fisicamente.
Vi aspettiamo in via E. Levante 138 - BO
c/o sede Ass. Armonie che ringraziamo per averci concesso la sede per la serata:-))

info: info@fuoricampo.net
http://www.fuoricampo.net

**********************************************************************
Venerdì 30 gennaio 2008
Fuoricampo partecipa, con una relazione portata da Luki Massa, al convegno:
IL TRIANGOLO NERO E LO STERMINIO NAZISTA
come ripulire la società dai soggetti “estranei alla comunità”
organizzato dal Centro Studi Libertari “Domenico Francolini” di Rimini.
sala degli archi • piazza cavour • rimini
Programma:
[ore 16.30]
A FORZA DI ESSERE VENTO: LO STERMINIO NAZISTA DEGLI ZINGARI
con proiezioni di interviste e testimonianze a Rom e Sinti perseguitati
interviene Paolo Finzi, della rivista anarchica "A"
[ore 18.30]
IL TRIANGOLO TRASPARENTE: L’INVISIBILITÀ DELLE LESBICHE NEI CAMPI DI STERMINIO
interviene Luki Massa, regista e storica del movimento lesbico
[a seguire]
LOVE STORY – regia di Catrine Clay (50 min - 1998)
documentario prodotto dalla BBC sull’amore drammatico tra Lilly Wurst, moglie e madre modello della Germania nazista, e l’ebrea-tedesca Felice Schragenheim
[ore 21.30]
ASOCIALI E RENITENTI AL LAVORO NELLA GERMANIA NAZISTA
interviene Marco Rossi, co-autore di Piegarsi vuol dir mentire (edizioni Zero in Condotta)
[a seguire]
DAL CABARET ALLE BARRICATE: ERICH MÜSHAM, ANARCHICO E POETA
letture a cura di Simone Felici
iniziativa promossa dal
Centro Studi Libertari “Domenico Francolini” – Rimini

mercoledì 17 dicembre 2008

Danneggiato il monumento agli omosessuali perseguitati dal regime nazista
















Per la seconda volta ignoti hanno danneggiato il monumento che ricorda gli omosessuali perseguitati dal regime nazista rompendo, probabilmente con una pietra, una delle finestre che affacciano sullo schermo dove viene proiettato un bacio gay.

Il monumento, che si trova nel parco del Tiergarten a Berlino, non lontano dal Memoriale dell'Olocausto, è stato inaugurato a maggio e alcuni vandali lo hanno danneggiato una prima volta ad agosto. Dopo il primo attacco è stata organizzata una protesta per denunciare l'intolleranza e l'omofobia, alla quale ha partecipato anche il sindaco dichiaratamente gay della capitale, Klaus Wowereit.

Sotto il nazismo, i gay venivano considerati un'aberrazione della natura e circa 55mila omosessuali furono deportati in campi di concentramento. Dei pochi che sopravvissero, pochissimi hanno ottenuto un risarcimento dal governo berlinese.


Questo il monumento ai gay vittime del nazismo

Un grosso cubo di cemento, alto quattro metri, proprio nel centro della capitale tedesca Berlino, di fronte al grande memoriale per gli ebrei vittime dei campi di concentramento. Questo che vedete nella foto - dal Flickr di Maha - è il monumento dedicato a gay e lesbiche perseguitati e sterminati dal nazismo.

Dalla finestrella si può vedere un video di due uomini che si baciano, come potete vedere nel particolare qui. Un modo per non dimenticare e forse provare a non ripetere mai più quell’orrore.

mercoledì 10 dicembre 2008

Assemblea Nazionale di Facciamo Breccia



VERSO NO VAT 2009
Ora più che mai dobbiamo costruire una grande manifestazione NO VAT!
Invitiamo tutt* quell* che non ne possono più degli attacchi del Vaticano
ai diritti fondamentali e all'autodeterminazione a costruirla con noi.

Domenica 14 dicembre 2008
Assemblea Nazionale di Facciamo Breccia
Firenze in Via Pisana 32r

Domenica 14 dicembre 2008 si terrà a Firenze, dalle ore 11,30 alle 18,
l’Assemblea nazionale del Coordinamento Facciamo Breccia per discutere
la piattaforma della manifestazione NO VAT 2009.
Infatti la precedente assemblea aveva deciso che il 14 febbraio 2009
*saremo di nuovo a Roma con la manifestazione No Vat, per
controcelebrare ottant’anni di Concordati tra stato e chiesa e per dire
"Sì" ad autodeterminazione, laicità, antifascismo, liberazione, cittadinanza.*
*L’assemblea si svolgerà secondo il seguente ordine del giorno:*
*- **analisi della situazione politica e discussione della piattaforma di NO VAT 2009;*
*- **aspetti organizzativi ed economici della manifestazione;*
*- **indizione di un’assemblea organizzativa a gennaio.*

mercoledì 26 novembre 2008

Aggressione di stampo fascista e lesbofoba.

Comunicato sui fatti accaduti il 15 nov ad Atlantide - Bologna

Sabato 15 novembre 2008, durante un’iniziativa, organizzata dall’assemblea cittadina di donne e lesbiche, per promuovere la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne e sulle lesbiche, due ragazze che partecipavano all’iniziativa ad Atlantide hanno subito un’aggressione di stampo fascista e lesbofobo.
Intorno a mezzanotte, le due ragazze che si trovavano fuori dall’ingresso sono state affiancate da due auto che prima hanno urlato “froci!” poi lanciato ghiaia urlando “anarchici di merda!”.
Questo comunicato arriva a dieci giorni dall’accaduto perché prima di fare una denuncia pubblica, abbiamo voluto rintracciare la fonte per circostanziare esattamente l’episodio, adesso abbiamo tutti gli elementi per definire quest’aggressione senza alcun dubbio di stampo lesbofobo, omofobo e fascista nonché organizzato e non improvvisato. Non a caso le auto erano due, in comunicazione tra loro, e avevano già i sassi.
Dell’assemblea cittadina di donne e lesbiche che organizzava la festa, fa parte il collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche che dal 1999 gestisce Atlantide insieme ad altri due collettivi.
Atlantide non è un locale, ma uno spazio politico e di aggregazione sociale che da un decennio è attraversato da soggettività femministe lesbiche gay e trans che fanno lavoro sul territorio per denunciare le storture di un sistema sociale violentemente omologante.
È uno spazio di espressione libero da sessismo, razzismo, omofobia e transfobia.
Uno spazio in cui promuovere una socialità in cui identità diverse convivono e prendono parola.
Per questo Atlantide è attaccabile da parte di individui di cui è facile intuire la matrice politica di appartenenza.
Ebbene noi non ci stiamo!
Denunciamo ogni forma di intimidazione e di violenza che minaccia il nostro lavoro politico e le soggettività che questo spazio attraversano.
Riteniamo inaccettabile un’attacco avvenuto durante un’iniziativa separatista contro la violenza alle donne e alle lesbiche.
Continueremo a praticare l’autodifesa e la solidarietà come strumenti di resistenza e di consapevolezza.
Non saranno di certo le aggressioni fasciste a ricacciarci dentro le case, quiete e accondiscendenti, case nelle quali spesso ci si riservano ampie dosi di violenza.
Non saranno le aggressioni fasciste a farci retrocedere sulle nostre posizioni e sulle nostre forme di organizzazione.
Denunciamo l'incalzare di una violenza evidentemente legittimata dalla politica nazionale e locale che lascia ampi margini di espressione agli istinti più beceri e pericolosi.
Chiamiamo all'attenzione tutt* per la difesa di uno spazio unico in città che è garanzia di una miglior qualità di vita per tutt*.
Atlantide è uno spazio irrinunciabile per le soggettività femministe, lesbiche, gay, trans e per tutti quell* che vogliano sperimentare forme di socialità, aggregazione e laboratori politici che rompano il sistema di potere patriarcale e fascista.
Se la nostra esistenza è scomoda, continueremo a resistere ma soprattutto a esistere.


Assemblea cittadina di Femministe e Lesbiche
Collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche

lunedì 24 novembre 2008

50.000 GRANDE MANIFESTAZIONE!!



Bellissima manifestazione!!Forte, urlata, piena di energia, documenti e slogan, musica e risate, cartelli con denuncie drammatiche e ironiche. Donne e lesbiche di tutte le età.
50.000 un numero niente male per una manifestazione costruita dal basso, auto-organizzata, senza cappelli istituzionali! le donne con le donne possono...vi dice niente!!
Una manifestazione che ha avuto successo al di la del boicottaggio nella promozione dei media. Della non adesione di alcune associazioni di donne, e la loro non presenza. Che dire...loro se la sono persa!!

Grazie a tutte noi lesbiche e donne di esserci state!!



Rassegna stampa > http://flat.noblogs.org/category/rassegna-stampa-08